1919 anno di svolta

Alla fine del primo conflitto mondiale molte delle rivendicazioni territoriali dell’Italia andarono deluse; in modo particolare quelle concernenti il versante adriatico. La Conferenza di Versailles prima e il Trattato di Rapallo poi, in forza anche della opposizione del presidente americano Wilson, ridimensionarono fortemente le concessioni ipotizzate nel Patto di Londra, col quale l’Italia entrò nella Triplice Intesa ed abbandonò la neutralità. Le mancate concessioni territoriali sulla sponda ovest dell’Adriatico scatenarono il risentimento di parte dell’opinione pubblica che, agitata dalla retorica d’annunziana iniziò a parlare di “vittoria mutilata”. Il 1919 fu l’anno di Fiume e dell’auto proclamato “Stato Libero di Fiume”.

Ma altro maturava nella società italiana:

  • la delusione dei reduci di guerra che faticavano a reinserirsi nella società civile. Non trovavano lavoro e sentivano lo Stato assente, rispetto ai loro bisogni;
  • la difficoltà delle aziende a riconvertire la loro produzione, da bellica a civile;
  • lo scontento generale per il parlamentarismo, giudicato inadeguato e incapace di affrontare i molteplici problemi del Paese;
  • lo scotto per la pesante sconfitta di Caporetto, sottolineato da Cadorna e parte dell’opinione pubblica, attribuita al disfattismo della sinistra e dalla codardia dei soldati;
  • la divisione delle forze progressiste, in particolare modo dei socialisti, con la rottura dei rapporti tra Mussolini, allora direttore dell’Avanti! e il partito stesso
  • il forte timore di industriali ed agrari che si potessero estendere i moti popolari e che potessero assumere carattere insurrezionale, anche sulla scorta della rivoluzione bolscevica in Russia.

Tutto questo spinse verso soluzioni autoritarie di cui Mussolini si fece artefice, con la costituzione dei Fasci di Combattimento: primo embrione del ventennio fascista. A Milano, il 23 Marzo 1919, in un palazzo di piazza San Sepolcro, Mussolini riunì un fronte assai eterogeneo di persone ed organizzazioni: dagli anarchici a sindacalisti, da socialisti delusi a interventisti democratici, dai nazionalisti agli irredentisti delusi, agli ufficiali convinti della necessita di tenere la “schiena diritta” per rilanciare un Paese rammollito dalla propaganda socialista.

Fu così che, nel vuoto di prospettive politiche, di aspettative deluse, montò la voglia dell’Uomo Forte, che prendesse in mano le sorti del Paese. Il 28 Ottobre 1922 ci fu la Marcia su Roma. Il 31 Ottobre si insediò il primo governo  Mussolini.

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