Caro Trobadori, Craxi era inadatto

Craxi, grazie anche al film di Amelio, con uno splendido Favino, è tornato di grande attualità, a vent’anni dalla sua morte. Duccio Trombadori svolge delle riflessioni, alle quali mi pregio rispondere

É in un gioco di equivoci, e di schieramento internazionali, che è andata avanti faticosamente la sinistra in Italia per decenni. L’avanzata del PCI nel 1976, come ricorderai, coincise con la richiesta esplicita ai comunisti di operare una ‘revisione’ ideologica e politica da parte di Scalfari (il ‘partito di Repubblica’) e contestualmente di Craxi e del ‘giro intellettuale’ che gli ruotava attorno (da Salvadori a Coolletti, da Bobbio a Melograni, e poi Flores, eccetera). Tutto questo per dire che Craxi non era solo nel sollecitare il PCI ad un cambiamento di rotta ideologica e politica a partire dalla messa in soffitta di Gramsci e (inutile dirlo) di Togliatti. Il PCI rispose picche ad ogni richiesta, salvo, non ricordo quando, arrivare a togliere il ‘trattino’ del marxismo-leninismo nello Statuto. Poi ci fu il ‘caso Moro’ e tutto il resto. Craxi accentuò la polemica e Berlinguer arroccò il PCI e la CGIL in una logica neosettaria e difensiva di un campo ideologico-politico senza rilanciare l’idea di una ‘costituente socialista’ in grado di unificare la sinistra sui valori della socialdemocrazia , come sarebbe stato opportuno. Si giocò la cartuccia dell’eurocomunismo prima e poi della famosa ‘alternativa democratica’ (e non ‘di sinistra’) al puro scopo di monopolizzare l’opposizione per isolare il PSI in una tacita intesa con la DC. Questa politica è andata avanti per anni fino a Tangentopoli e al crollo del vecchio sistema politico. Una politica infausta che ha distrutto la sinistra (non solo il PSI) e ci ha regalato la egemonia politica dei Pubblici Ministeri assieme al populismo di destra e ‘de sinistra’, insieme al dilagare della corruttela che fa rimpiangere di gran lunga quella del passato. Ecco il risultato storico della berlingueriana ‘questione morale’. Così sia

Duccio Trombadori

C’è una grande assente nella narrazione di Duccio Trombadori: l’economia. L’Italia è un paese sostanzialmente incompiuto, con retaggi che trascina dal XIV secolo; ossia da quando i principali stati europei sono divenuti stati nazionali, con un potere centrale, prima assolutistico, poi costituzionale. L’Italia delle piccole patrie ha sviluppato una grande diversità e specificità locali, che, per secoli, almeno sino all’inizio del XVII, in cui ha perso l’egemonia dei traffici sul mediterraneo, hanno rappresentato bellezza e progresso. Tuttavia questa frammentazione, non “assorbita” nemmeno con l’Unità, ha generato arretratezze, contraddizioni, sviluppo territoriale diseguale tra Nord e Sud, forti disuguaglianze sociali. Anche e soprattutto perchè non si è mai voluto affrontare alla radice i guasti prodotti dal sistema semi-feudali della conduzione del latifondo. Non a caso Gramsci, che ora Trombadori vorrebbe rimuovere, parlò, non da solo certamente, della “Quistione Meridionale” che poi, a guardare bene, coincide sostanzialmente con la questione agraria. Gli effetti di tali distorsioni hanno prodotto 27 milioni di emigrati in un secolo, due guerre mondiali; senza dimenticare quelle coloniali. Il tutto perchè le commesse militari dovevano fungere da volano dello sviluppo e conversione da economia eminentemente rurale a industriale o semi-industriale. Chi ha capito a fondo la questione della fragilità del Paese è stato il PCI, con i suoi intellettuali. Penso a Sereni, a Colajanni, alla impostazione storica di Spriano, Ragionieri, Luporini; naturalmente passando dagli eminenti studiosi, come Bobbio, e altri citati da Trombadori. I guasti e le incompiutezze che l’Italia si è trascinata per secoli non potevano certo essere risolti col le politiche suggerite da Craxi. In altre parole la modernità del paese non poteva tradursi in un colpo di spugna sul passato e i retaggi irrisolti. Non poteva e non può essere possibile tirare una sorta di riga rossa e decidere che “da qui in giù” il passato non ci riguarda. Sarebbe come ritenere che un ragazzino con la licenza media inferiore da adulto possa iscriversi all’università. Mancherebbe un “pezzo” fondamentale alla sua cultura. Così come una casa sta in piedi se ha solide fondamenta. Craxi ha fatto di tutto per differenziarsi dal PCI e dalla sua visione sostanzialmente alternativa al capitalismo ( vedi la questione della “Terza Via”). Quando Berlinguer disse: “noi siamo conservatori e rivoluzionari”, Craxi rispose con un “noi siamo riformisti e progressisti”. A Marx contrappose Proudon. I fatti, oggi come oggi, danno ragione a Berlinguer e torto a Craxi. Il Capitalismo è divenuto sempre più ologarchie monopolistiche. Ha esacerbato le disuguaglianze. Ha prodotto danni irreparabili all’ecosistema. La preoccupazione di Berlinguer di “uscire dalle secche del capitalismo”, immaginando un mondo nuovo, perfino facendo dell’austerità un’opportunità per il cambiamento: non già per rilanciare consumi e crescita infinita, ma per ripensare profondamente l’economia mondiale, in un’ottica non predatoria e neo-colonialista, mantengono profetica attualità. Craxi ha proposto vecchie ricette senza alcuna novità ed efficacia per intervenire sulle cause. Al piu’ ha proposto una diversa “gestione” dell’esistente; all’insegna dell’efficientismo. Troppo poco per un leader che ambiva a cambiare il Paese.

One thought on “Caro Trobadori, Craxi era inadatto

  1. Visto oggi Craxi viene ricordato come un grande statista . Ma mi chiedo , se era tanto generoso , onesto come viene dipinto dalla gente che lo ha conosciuto in Turchia, perché fuggi dall’Italia , perché non restò per dimostrare che era estraneo a Tangentopoli o comunque che vi fu invischiato suo malgrado. Qualcosa non torna nel personaggio di quel Craxi che è stato dipinto nei giorni della commemorazione della sua morte. Perché far passare per quasi santo un mezzo farabutto? Strano paese il nostro.

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